The Misadventures of P.B. Winterbottom è un adorabile puzzle game che sta riscuotendo un buon successo di pubblico e di critica. Per ora disponibile solo su XBox 360, attraverso il servizio Live Arcade, il gioco è un ottimo esempio di come, a partire da meccaniche già collaudate, sia possibile comunque innovare e consegnare un prodotto di tutto rispetto.
Sgomberiamo il campo da un equivoco. Più che a Braid, termine di paragone utilizzato dalla stampa per la sua popolarità più che per una profonda somiglianza, Winterbottom somiglia a The Company of Myself, un delizioso flashgame che sembra addirittura un prototipo del lavoro di The Odd Gentlemen (per inciso un team che fa parte di 2K games). Anche qui ritorna la meccanica di base del clone, pur utilizzata in modo più semplice.
In un mondo in bianco e nero, il signor Winterbottom cercherà di collezionare le torte presenti in ogni livello. Per raggiungerle potrà utilizzare in vario modo un certo numero di cloni, ottenuti registrando i suoi stessi movimenti.
Al di là dell’estetica a metà tra Buster Keaton e Tim Burton, Winterbottom colpisce per il modo in cui le meccaniche sono integrate nel sistema; un vecchio adagio caro ai game designer dice che quando si ha in mano un elemento particolarmente funzionale, questo dovrebbe essere usato almeno in tre modi diversi per tutta la durata del gioco. I ragazzi di The Odd Gentlemen hanno capito così bene questo semplice insegnamento da aver pensato a cinque mondi, in ognuno dei quali il meccanismo del clone attraverso opportune limitazioni costringe a reinventare completamente il modo in cui si gioca.
Questo semplice ma non banale,accorgimento regala al titolo una varietà e un continuo senso di scoperta che poche volte mi era capitato di trovare. Da Braid, invece, Winterbottom ha imparato la complessità dei puzzle. Ma si tratta di una complessità meglio implementata, che, attraverso un level design attento, raramente lascia nel giocatore la frustrazione legata al non avere idea di come andare avanti, mantenendo nel contempo l’estrema soddisfazione che si prova nel terminare un livello particolarmente cervellotico.
Winterbottom è l’ennesima dimostrazione che l’innovazione (anche se legata a un’idea già sperimentata) sia oggi da ricercare più in questi piccoli gioielli indie che nelle grandi produzioni troppo spesso portate al compitino svolto in tutta sicurezza.

{ 1 commento… leggilo qui sotto o aggiungine uno }
Posso consigliare a tutti la mia recensione in rima per Winterbottom? :)
Spero vi piaccia e spero non sia inteso come spam :)
http://www.insidethegame.it/2010/03/18/recensione-le-disavventure-di-p-b-winterbottom/