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L’arte del gioco

scritto da Federico Fasce12 gennaio 2010

Art history of games

I giochi accompagnano l’uomo da sempre, seppure in forme diverse. Eppure solo dallo scorso secolo, complice anche l’esplosione dei videogame, si è iniziato a discutere della possibilità che i giochi potessero essere considerati una forma di arte a tutti gli effetti. Oggi è opinione comune che, almeno nella maggior parte dei casi, non si possa negare che il gioco costituisca un’attività artistica spesso anche di valore.
D’altro canto, però, almeno per quanto riguarda i videogame, il loro essere inseriti in un contesto industriale può limitarne la capacità espressiva. A maggior ragione se consideriamo quanto questo mezzo sia sempre sotto i riflettori dei media, spesso pronti a denunciare i contenuti più disturbanti e politicamente scorretti (un esempio su tutti: GTA Liberty City).

In questo contesto risulta estremamente interessante la conferenza che si terrà dal 4 al 6 febbraio prossimi ad Atlanta, Georgia, dal titolo Art History of Games. L’incontro, organizzato dal Georgia Tech Institute, proverà a fare il punto sul rapporto tra giochi e arte, cercando nel contempo di esplorare la storia dei giochi ad alto contenuto artistico.

Il programma del convegno si preannuncia ricco di spunti, soprattutto considerando la caratura degli ospiti. Tra questi è d’obbligo segnalare Ian Bogost, autore di Pervasive Games e studioso dei giochi come mezzo di comunicazione e Brenda Brathwaite, game designer che mostrerà l’ultimo titolo non digitale della serie Mechanic is the message.
Al loro fianco, i fortunati che parteciperanno potranno ascoltare Jason Rohrer, uno degli sviluppatori indie più promettenti, autore del bellissimo e poetico Passage; Frank Lantz di Area/Code, uno dei primi sviluppatori di ARG al mondo e Jesper Juul, uno dei ludologi più apprezzati, recentemente autore di A Casual Revolution.

Sarà decisamente interessante ascoltare l’intervento di Michaël Samyn, che recentemente ha dichiarato che la sua Tale of Tales non si occuperà più di giochi, ma di esperienze interattive (e sul cui post avrei parecchio da dire, ma a questo punto aspetto il suo intervento).

Lascio per ultimo uno che ormai è diventato leggenda. Sto parlando di John Romero, che parlerà dei maestri nell’arte del gioco e degli esempi da seguire.

La conferenza è aperta a tutti e decisamente poco costosa per quello che offre. Sfortunatamente Atlanta non è proprio dietro l’angolo, ma gli organizzatori hanno promesso, se non la diffusione dei filmati, almeno quella degli atti. Si prospetta quindi un inizio di febbraio carico di letture.

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