Il 2009 videoludico si chiude con tre assaggi di quello che sarà il nuovo anno, che pare proprio all’insegna di beat’em up tutti azione. I primi tre mesi del 2010 vedranno infatti la release di altrettanti titoli attesissimi e all’insegna della schadenfreude più pura.
Incuriosito, ho quindi voluto provare le versioni demo (su Ps3) di Dante’s Inferno, Bayonetta e God of War III per capire meglio che cosa dovremo aspettarci da tre blockbuster annunciati. Sgomberiamo subito il campo da possibili equivoci: si tratta di demo, pertanto le mie impressioni sono da prendere come tali, suscettibili di cambiamenti nel momento in cui la versione finale sarà nei negozi.

Comincio da Dante’s Inferno, che dovrebbe essere il primo a raggiungere gli scaffali (Edit: in realtà mi dicono che il primo sarà Bayonetta). Si tratta evidentemente di un titolo su cui EA punta moltissimo. Già il richiamo della Divina Commedia fa molto, ma una serie di operazioni di marketing non convenzionale, tra cui un RPG su Facebook e l’esilarante “Mass, we pray“, finto videogame cattolico al quale qualcuno aveva abboccato, hanno saputo mantenere alta l’attenzione degli appassionati.
Certo, a molti italiani il vedere Dante trasformato in crociato che strappa la falce dalle mani della morte farà storcere il naso. Ma il lavoro di adattamento di un testo così complesso era secondo me del tutto improbo. Delle demo provate, questa è quella che mi ha impressionato di meno. Da quello che ho visto Dante’s Inferno è un beat’em up scialbo e noiosetto, che prova a raggiungere una certa profondità attraverso l’introduzione delle magie e di un sistema di upgrade delle combo parecchio cervellotico, ma che riesce solo a creare una confusione che il giocatore medio supererà martellando senza sosta uno dei tasti di attacco. Il punto è che per bilanciare bene un gioco di questo genere (ma direi un gioco in generale) è importantissimo che qualsiasi scelta del giocatore abbia un riscontro chiaro e visibile nel mondo di gioco, altrimenti si scade nella noia derivante da un button bashing senza soluzione di continuità. La grafica è buona, il motore fluido e tutto scorre anche, ma trovo una colpevole mancanza di ispirazione nel design complessivo, che non aiutano di certo a immedesimarsi nello spazio 3D. Ultima nota che ho trovato particolarmente odiosa sta nell’aver copiato di peso il sistema di ricarica di energia dai vari God of War. Davvero non si poteva trovare qualcosa di diverso?

Il secondo action game che farà discutere è Bayonetta. Tripudio dell’estremo e del kitsch, l’estetica della nuova creatura di Hideki Kamiya è decisamente di quelle che non passano inosservate: prendete una strega stangona ipersexy, con una tuta in latex generata dai suoi stessi capelli corvini e un paio di pistole incastrate nei tacchi a spillo degli stivali, aggiungete dei nemici mixati tra i puttini del Canova e i peggiori incubi di H.R. Giger ed avrete una vaga idea di quello che vi aspetta. Bayonetta sembra il manifesto della juiciness. Il termine, adottato da Jesper Juul, si riferisce a una sorta di feedback estremo: è juicy tutto quello che dà al giocatore una risposta esagerata rispetto all’azione compiuta. Ciò che è juicy, di solito, funziona molto bene perché appaga immediatamente il giocatore. Un elemento che un beat’em up, è facile capirlo, non può proprio trascurare. E in Bayonetta quello che accade sullo schermo è un tripudio di impronte di rossetto, esplosioni e giganteschi stivali modellati dai capelli della protagonista. Una vera festa per gli occhi, anche se a livello puramente tecnico, questa demo è quella graficamente meno impressionante. Il gameplay è decisamente poco innovativo, ma di sicuro la presenza di una serie enorme di armi (che si spera abbiano un impatto effettivo sul gioco) e una serie di vestitini sbloccabili per la protagonista, traineranno questo titolo. Che fra i tre è quello su cui mi riesce più difficile formulare un giudizio. Di certo lo stile (grafico) non manca, ma a livello di meccaniche non ho visto nulla che faccia gridare al miracolo. Qui la differenza la farà la varietà.

Lascio per ultimo God of War III, che ha dalla sua parte un bel po’ di esperienza fatta da Sony Santa Monica. Esperienza che si può rivelare un’arma a doppio taglio, ovviamente. I sequel hanno senso solo se aggiungono qualcosa alle idee originali, se costruiscono piuttosto che limitarsi a giocare su un terreno sicuro.
Di certo vedere Kratos in HD mentre falcia nemici a centinaia può essere già un bel passo avanti. Ma come avrete capito, se non c’è della sostanza sotto, la magnificenza grafica è poco significativa. Questa è la demo che mi ha convinto di più. Lo ha fatto con un gameplay pulito ed elegante, con un perfetto bilanciamento che tiene il giocatore sempre sul chi vive e lo costringe a imparare a sfruttare al meglio le risorse che ha a disposizione. In God of War III non ci sono fronzoli o complessi sistemi di avanzamento del personaggio. Tuttavia c’é sempre qualcosa di nuovo da imparare, gli elementi di gioco spesso possono essere usati in modi differenti (come le spade utilizzate a mo’ di speroni per guidare le arpie recalcitranti) e soprattutto ogni scelta ha un suo riscontro immediato. Il livello di juiciness è assicurato dalle spettacolari (e violentemente creative) sequenze di combattimento contro i nemici più pericolosi, che sicuramente alimenteranno polemiche a non finire da parte dei moralisti di turno. Sta di fatto che GOWIII sembra davvero il cavallo vincente di questo trittico di beat’em up, forse l’unico in grado di lasciare il segno, ovviamente hype sollevato ad arte permettendo.
Non resta quindi che attendere il nuovo anno. Da parte mia, i migliori auguri di buone feste. E mi raccomando, divertitevi.

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Gran bella recensione, sono curioso di vedere Bayonetta su Xbox 360, ma tra i giochi che devono uscire nei prossimi mesi aspetto su tutti Mass Effect 2, sperando sia all’altezza del predecessore :)
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