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New Super Mario Bros. Wii

scritto da Federico Fasce27 novembre 2009

Super Mario Bros. Wii

I giapponesi dicono, riferendosi a Bodidharma, un personaggio leggendario del loro medioevo, nana korobi ya oki. Che significa cade sette volte, si rialza otto. Ecco, tradizionalmente, nella parte più pura del suo dna, quella fatta di pixel e grafica 2D, questo è Super Mario.
Super Mario, nel cuore puro delle sue meccaniche è un’insensata corsa a rotta di collo una piattaforma dopo l’altra, cercando l’acrobazia, il virtuosismo, il salto perfetto. È questo e l’inevitabile caduta verso il baratro, il guscio di una Koopa che ti colpisce di rimbalzo, il controtempo che fa finire l’idraulico su una fiamma. Cadi sette volte, ti rialzi otto.

New Super Mario Bros. Wii, reincarnazione old-style del gioco-simbolo di Nintendo, aveva un intento dichiarato. Quello di costruire un ponte tra la generazione di giocatori che per la prima volta si è avvicinata a Wii, attratta dall’interfaccia intuitiva e comprensibile e quella cresciuta a pane e videogame, oggi un po’ offesa con la casa di Kyoto al punto di sentirsi quasi tradita.
Il risultato è assieme un successo e un fallimento – se non altro da un punto di vista strettamente teorico – e solo il tempo potrà dire se questo ponte verrà mai attraversato.

È un fallimento perché molto dell’impianto di New Super Mario Bros. Wii rimane sfacciatamente hardcore (non amo questo termine, ma semplifico). Il gioco arriva alle soglie della crudeltà. Ogni livello pone di fronte al giocatore una sfida impietosa, non perdona mai gli errori, ma non lascia nulla al caso. La morte del piccolo avatar sopraggiunge sempre e comunque per una distrazione, per un tempo mal calcolato, per la troppa fretta, mai per un cattivo level design. Qualcosa a cui i vecchi fan di Mario sono abituati e che qui è portato all’estremo, ma che di sicuro è in grado di atterrire i nuovi arrivati. In questo senso, New Super Mario Bros. Wii è per chi conosce Mario come tornare a casa, fino a un tempo in cui i save point non erano nemmeno considerati e ogni risorsa andava sfruttata fino all’osso se si voleva avere qualche speranza di raggiungere la principessa Peach. A differenza di altri giochi della serie la politica dei salvataggi è qui più che restrittiva: se perdi tutte le vite ricominci il mondo da capo, a meno che tu non abbia raggiunto e terminato un castello. Ma ogni mondo ne ha solo due: uno più o meno a metà e uno al termine.
La difficoltà complessiva dei livelli costringe il giocatore a uno sforzo di concentrazione che va ben oltre il flow. E a nulla vale la tanto criticata superguide: considerando che si attiva dopo aver perso otto vite, le chance di adoperarla in ogni mondo, a meno di trovare un posto dove fare incetta di 1up extra, sono non più di due. Un aiuto ottimo per chi comincia, ma di certo molto meno influente di quel che si pensava. È più qualcosa del tipo “ti mostro come si fa” che “ti finisco il livello”.
Il tempo che si richiede per padroneggiare quest’opera è di certo tale da scoraggiare molti giocatori occasionali. Eppure, come dicevo all’inizio, c’è anche una parte in cui Super Mario Bros. Wii riesce nell’intento inclusivo. E ci riesce, badate bene, cambiando un paradigma in modo così sottile da essere quasi invisibile.

La verità è che il ponte verso i giocatori meno impegnati non è costituita tanto dalla funzione superguide, che è poco più di un “aiutino” che non smorza per nulla il clima di sfida di cui questo gioco è permeato, quanto dal multiplayer collaborativo e da un level design al limite del maniacale.
Ci troviamo di fronte alla seconda prova di multiplayer all’interno di un platform game. La prima è stata quella di Little Big Planet che però, giustamente concentrato sull’editor di livelli, non ha avuto abbastanza coraggio né impatto sul gameplay. In Little Big Planet la collaborazione è di fatto limitata a poche zone espressamente disegnate per un’interazione multipla attraverso l’uso dei macchinari presenti nel gioco. Qui la faccenda è del tutto diversa.
I livelli possono essere infatti completati interamente anche da un giocatore singolo. Il gameplay però cambia radicalmente quando le persone in gioco aumentano. La possibilità di saltare sulla testa del compagno, di prenderlo in braccio, di “mangiarlo” e “sputarlo” con Yoshi sono semplici meccaniche che, in congiunzione con la struttura dei livelli, fanno emergere stili di gioco del tutto differenti. Qui i giocatori esperti cercheranno la maggiore coordinazione possibile per rendere il virtuosismo che connota la serie ancora più appagante, mentre i nuovi arrivati riusciranno a trovare il divertimento proprio nella difficoltà del gioco. Il procedere in modo sconclusionato, il colpire per sbaglio il compagno con un barile arrivato dritto dritto da Donkey Kong, il ridere delle disgrazie altrui sono dinamiche che di fatto mettono in secondo piano la connotazione hardcore di New Super Mario Bros. Non a caso sono presenti due modalità che permettono di evitare del tutto l’ingresso nella quest di Mario e di giocare subito, o insieme per cercare di arrivare sani e salvi alla fine del livello o uno contro l’altro nel tentativo di afferrare una moneta in più dell’avversario.

Anche il sistema di controllo, così come in Mario Kart, cerca di semplificare le cose: si può giocare con il solo WiiMote, con una combinazione di tasti ridotta all’osso (seppur sufficiente per giocare senza limitazioni) o aggiungere il nunchuck per un controllo più complesso, ma spesso più appagante.

New Super Mario Bros. Wii quindi getta un ponte tra due mondi che forse sono meno agli antipodi di quanto si creda, ma è un ponte irto di ostacoli e difficoltà. In tutto questo, però, segna un cambiamento nel mondo dei platform, riuscendo a proporre una modalità in multiplayer che, partendo da poche e semplici meccaniche, si sviluppa in una dinamica completamente diversa dalla controparte in single player.

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